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Chi Sono

La mia pratica

La Riflessologia Facciale trova le sue origini tra il 1970 e il 1975, nell’ultimo periodo della più lunga Guerra mai registrata, la Guerra del Vietnam.

Siamo a Saigon (Ho Chi Min City) ed il Professor Bui Quoch Chau è un professore di agopuntura all’Università.

Durante la guerra (1955-1975) la popolazione Vietnamita è stata abbandonata alle proprie sorti e, come popolo di grande resilienza, ha dovuto inventarsi un modo per sopravvivere, da qui la necessità di dover sopperire alla mancanza di assistenza sanitaria, uno degli aspetti più gravi della situazione.

Si erano creati proprio dei veri e propri campi ospedale, ma anche qui la richiesta di assistenza era altissima e le risorse quasi inesistenti, si poteva contare qualche ospedale di serie A, con delle disponibilità farmacologiche, a cui avevano accesso però principalmente persone disposte a pagare, c’erano poi degli ospedali considerati di serie B, dove la disponibilità di cure e personale erano esigue ma comunque si poteva sopravvivere, mente gli ospedali (più che altro accampamenti) di serie C, erano accessibili a tutti, praticamente tutti quelli che non riuscivano a trovare assistenza nella altre strutture.

Questi ultimi erano gestiti da volontari, medici e non, che si sono messi a disposizione per l’assistenza comune, come potevano, tra questi c’era il Prof, Bui Quoc Chau che, nonostante la sua zona di residenza non fosse stata molto colpita dalla guerra, si faceva tutti i giorni chilometri in bicicletta per poter dare una mano come poteva.

Si accorse però sin da subito che l’agopuntura non era strategicamente applicabile in quelle condizioni, precarietà delle condizioni igieniche, impossibilità di poter sterilizzare gli strumenti ma soprattutto non tutti i pazienti avevano la possibilità di essere trattati in tutto il corpo a causa di fasciature, ingessature o addirittura amputazioni.

Da qui però ne emerse un’intuizione davvero straordinaria, che ci porta poi negli anni a conoscere la Riflessologia Facciale così come la studiamo oggi.

Il Professore infatti notò che il viso era la parte meno colpita nelle persone e una parte anche facilmente accessibile da tutti, anche dal paziente stesso. Per questo motivo riprese in mano tutto il lavoro dei libri di Medicina Tradizionale Cinese, concentrandosi soprattutto sulle mappe del viso, come poteva essere possibile che una parte così vicina al cervello  come il viso, con la moltitudine di nervi da cui è composto, potesse avere solo 38 punti di possibile trattamento (secondo la mappe dei meridiani dell’agopuntura)

Da qui, guidando anche i suoi numerosi studenti che si erano messi a disposizione, cominciò uno studio a tappeto su tutti i pazienti bisognosi che si rivolgevano a questi ospedali da campo.

La prima cosa che fece fu dividere queste persone per tipo di dolore, concentrandosi principalmente sui dolori muscolo scheletrici. Per poter risolvere anche il problema della disinfezione degli strumenti creò un attrezzo, con della canna da bamboo e delle punte metalliche più grosse di un ago, per poter stimolare i punti del viso, senza però bucare la pelle, in questo modo non c’era il pericolo di diffusione di infezioni.

Con il punto 1 (che si trova sulla punta del naso), comincia lo sviluppo di tutta la «logica» che sta alla base delle mappe di Riflessologia Facciale conosciute oggi.

E’ il Professore stesso ad attribuire al punto 1 l’azione antidolorifica delle vertebre L3/L4/L5, in quanto questo suo amico aveva dei fortissimi dolori proprio in quella zona della schiena, secondo le similitudini di forma e di assonanza linguistica,  intuì di collocare sulla «colonna nasale» in quella zona, le vertebre della «colonna vertebrale» a livello di comunicazione nervosa.

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